Due questioni principali sono al centro, in questi giorni, del rapporto tra banche e istituzioni: il revival della tassazione degli extra profitti e le vicende del risiko bancario innescato da Mps e Intesa Sanpaolo.
Quanto alla prima questione, concernente per ora tutte o in larga parte le imprese energetiche, si continua a rivestire la progettata (da una parte politica) tassazione con la formula della volontarietà del contributo-tassa, una vera contradictio in adiecto.
Una partecipazione «volontaria» Poi, si ipotizza da alcuni l'estensione di quest'ultimo anche agli asseriti extra profitti delle banche, dimenticando che un accordo, che riguarda anche quest'anno e il prossimo, è stato già raggiunto, nel 2025, dagli istituti, in particolare, con l'aumento dell'Irap e comunque con un'impostazione chiaramente esaustiva.
Adesso si vuole ritornare su di essa, non mantenendo fede al patto stipulato e così correndo il rischio di ledere l'affidabilità del governo con un effetto alone in altri campi?
Altra questione è, invece, quella delle imprese dell'energia che, se non altro come in una par condicio con le banche, dovrebbero fare la propria parte con la «volontaria» partecipazione di carattere sociale e solidale.













