Antonio Mazzocchi
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L’ipotesi di tassare i cosiddetti extra profitti bancari e delle grandi imprese riemerge nel dibattito politico come soluzione immediata per finanziare la spesa pubblica o ridurre il deficit. Tuttavia, un’analisi tecnica svela come questa misura sia impraticabile e dannosa sotto il profilo costituzionale, tributario e strettamente economico- finanziario.
La via del prelievo forzoso si scontra con le barriere giuridiche e sistemiche insormontabili, spingendo a valutare più efficaci e costituzionalmente orientate, come un contributo di solidarietà concordato. Dal punto di vista costituzionale, una tassa sugli extra profitti viola i principi fondamentali del nostro ordinamento, in particolare gli articoli 3 e 53 della Costituzione. Il principio di capacità contributiva esige che la tassazione sia agganciata a indici di ricchezza effettivi, non a fluttuazioni congiunturali o a margini derivanti da dinamiche macroeconomiche esterne, come il rialzo del tasso d’interesse. Introdurre un prelievo straordinario solo per determinati settori configura una discriminazione irragionevole, ledendo il principio di uguaglianza e c creando un precedente pericoloso di arbitrio fiscale.







