L’assenza di prova non significa prova dell’assenza. Il caso Moro è la sintesi perfetta dell’assunto di Eraclito. Come suggeriva il filosofo di Efeso, se la prova non si trova, non significa che non ci sia. Il punto è: non la si è voluto cercare? Si può ancora trovare? A distanza di quasi cinquant’anni, «la verità» consegnata alla Storia non convince. La tragedia della «mente della DC» – come la brigatista Adriana Faranda con rispetto ha definito Moro - rimane viva nella memoria e nelle emozioni. È uno squarcio nella storia del nostro Paese di rara portata. Così come nelle vicende politiche e in quelle umane. Dentro e oltre la strage di via Fani, con il scrificio dei cinque uomini di scorta; dentro e oltre il sequestro dello statista, durato cinquantacinque giorni; dentro e oltre la sua spietata esecuzione, il 9 maggio del 1978.
Nel tempo, hanno continuato ad aggiungersi infiniti dettagli, ricostruzioni, nuove deposizioni (naturalmente anche depistaggi): tanti frammenti di verità. Una proposta: usiamo l’intelligenza artificiale anche in ambito tecnico-giuridico. Se si accelerano i processi in tutti i campi, dall’uso delle armi alla scienza, un pool investigativo digitale, utilmente guidato, arriverebbe alla conclusione del caso Moro, che i protagonisti di allora hanno voluto occultare. Finalmente ci ritroveremmo dinanzi all’armoniosa «presenza» della molteplicità di indizi, che fanno più di una prova. Sarà mai possibile? Giova? A chi? La verità sa attendere. Intanto, per decisione del gup di Roma, Francesco Patrono, sono state riaperte le indagini, accogliendo l’opposizione all’archiviazione giudiziaria, presentata dai legali dei figli di una delle vittime di via Fani, l’appuntato Domenico Ricci, ucciso da otto colpi, trucidato al pari dei colleghi della scorta per non lasciare testimoni. Quali «le terze presenze» in via Fani (Commissione parlamentare d’inchiesta Moro2, 2014/2018) oltre alla Brigate Rosse, che hanno costruito una verità «dicibile», studiata a tavolino da soggetti appartenenti a mondi contrapposti? Ne abbiamo già scritto. In queste questa quarta e ultima puntata, invece, ci poniamo la domanda che racchiude il senso dell’intera storia: chi ha ucciso Moro?







