di
Armando Di Landro
Quando la paura di una famiglia si trasformò in ansia collettiva, le indagini e i colpi di scena: la nave fermata in mezzo al mare, la caccia all'uomo nero, il Dna e la più grande inchiesta genetica di sempre. Il figlio illegittimo, le parole di Marita Comi in carcere
C’è una verità che manca. E non è quella sul responsabile dell’omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni. Ma è una risposta sul perché, su cosa è successo quella sera, su quali fossero i rapporti tra la vittima e il suo carnefice, vero punto mai esplorato compiutamente. Manca, insomma, la verità di Massimo Bossetti, inchiodato da un Dna inossidabile, al quale hanno creduto non uno ma circa 40 giudici, tutti quelli che il carpentiere bergamasco ha incontrato sul suo percorso giudiziario, dalle indagini preliminari fino alla sentenza di Cassazione di ormai otto anni fa. Colpevole, per tutti. Ergastolo.
Le parole in aulaA invocarla, quella verità, fu la stessa famiglia Gambirasio, in aula, con l’avvocato di parte civile Andrea Pezzotta: «Siamo disposti a rinunciare al risarcimento fissato dal giudice in cambio della verità da parte dell’imputato». Lui restò in silenzio. Quella era la richiesta di una famiglia che nutriva il dubbio doloroso, ma anche doveroso, che la figlia fosse finita travolta dalla banalità del male anche per via delle sue evasioni da tredicenne, per una curiosità che l’aveva portata a incrociare la persona sbagliata. La risposta, forse attesa ancora oggi, sarebbe stata utile non solo ai Gambirasio ma a molte altre famiglie, per capire quanto la normalità, l’entusiasmo e lo slancio di un’adolescente che tutto vuole per sé e le pagine del suo diario, possano celare dei rischi pur senza avere colpe. Fu una testimone a dire in aula: «Nel periodo di settembre vidi una ragazzina che saliva sull’auto grigia parcheggiata vicino alla mia, al volante c’era un uomo dagli occhi di ghiaccio. Era Bossetti». E oggi un investigatore di allora, che nel frattempo ha fatto carriera in polizia, conferma: «L’idea, per molti di noi, è che il movente fosse da ricercare in una relazione, o in un adescamento, nato prima del giorno della scomparsa».







