Diretto dove? Con questo interrogativo avevamo chiuso la prima puntata dedicata al caso Moro, tornato d‘attualità, in questa estate rovente, grazie alla riapertura delle indagini, disposta dal gup di Roma, Francesco Patrono. Come si dimostra nell’atto di opposizione all’archiviazione – l’hanno presentato i legali dei figli dell’appuntato dei crabinieri, Domenico Ricci, uno dei cinque uomini della scorta, trucidati nel blitz criminale in via Fani (200 secondi), compiuto con una regia militare dalle Brigate Rosse e da “terze presenze” mai accertate - restano troppe domande aperte. Domande che, nella rinnovata attualità giudiziaria, tornano in questo racconto a puntate, scritto al solo scopo di ripercorrere i fatti principali della vicenda (qui ne tratteremo uno in particolare) con rigore, senza indugiare sulle tante, troppe, situazioni che si aggiungono– a seconda dei punti di vista- utili a confondere il contesto, piuttosto che ad arricchirlo.
La verità giudiziaria non ha chiarito compiutamente la ricostruzione de L’affair Moro, come aveva voluto chiamarlo Leonardo Sciascia nel suo libro, uscito nell’ottobre del ‘78, successivamente rieditato. Lo dicono i lavori delle Commissioni d’inchiesta parlamentari (soprattutto la Moro2 -2014/2018). Le sentenze, che hanno condannato pressochè esclusivamente i brigatisti, si sono fondate in larga parte sul famoso memoriale di ricostruzione dei fatti dei BR Faranda-Morucci, risultato in seguito incompleto, in alcune parti poco attendibile, in altre, bugiardo. Un memoriale costruito a tavolino nel tempo e da mani diverse, consegnato otto anni dopo i fatti, nel 1986, diventato pubblico addirittura dopo altri quattro anni. Una storia aggiustata, nel lungo intermezzo, con i risvolti e soprattutto i personaggi di un triller: una suora molto discussa, che lo riceve, morta poi tragicamente; le massime istituzioni dello Stato, responsabili di ritardi inspiegabili; i servizi internazionali, che si intrecciano e si rincorrono; la massoneria invischiata in trame oscure, quasi solide; le mafie, alcuni giornalisti compiacenti, usati per divulgare il falso; i brigatisti che si contraddicono. Negli atti giudiziari, una storia che ha finito per seppellire i fatti, offerta alla rabbia e al dolore dell’opinione pubblica. Restano, tuttavia, fantasmi senza pace, in attesa di giustizia.






