L'omicidio ripercorso quasi 30 anni dopo
Luca D'Alessio
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Con l’omicidio di Marta Russo, avvenuto il 9 maggio 1997 alla Sapienza di Roma, si è vissuto non solo un drammatico caso giudiziario, ma si è anche registrato un momento in cui tutti i media hanno rappresentato un punto di svolta nel modo attraverso il quale ne hanno raccontato le fasi, abbandonandosi alla rappresentazione del primo vero processo mediatico moderno. Per intenderci la cronaca giornalistica connotata dalla spettacolarizzazione mediatica.
Il caso “Marta Russo”, sin dall’inizio, è stato la narrazione del delitto perfetto. Fin dai primi giorni, in assenza di un movente chiaro, di un’arma o di un sospetto evidente, i giornali e i telegiornali riempirono il vuoto informativo con fantasiose suggestioni narrative. Si inaugurò la stagione dei talk show giudiziari italiani. Un delitto rivelatosi come inspiegabile, commesso ai danni di una giovane e solare ragazza che camminava per i viali dell’università di Roma. E quando le indagini si concentrarono sull’Istituto di Filosofia del Diritto, nacque un vero e proprio dibattito mediatico basato sulla rappresentazione di un romanzo intellettuale.







