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Fabrizio Peronaci

La commerciante dalla doppia vita fu uccisa nel 2009 allo Statuario, con un tubo di metallo. Gli affari, il corno anti-malocchio e i dieci (presunti) assassini. L'alibi dell'autista di fiducia

Nella Roma dei tanti, troppi delitti irrisolti, ce n’è uno dimenticato. Pochissimi trafiletti in cronaca, neanche una foto. Lei era una donna bellissima: viso da copertina, occhi neri che ammaliavano gli uomini, capelli lunghi e ondulati, zigomi su, labbra sagomate. Nello storico mercato di Testaccio la «bella di giorno» aveva un banco di abbigliamento femminile. La ricordano allegra e scanzonata, mentre invitava le clienti a frugare tra camicette, gonne, foulard. Poi, il pomeriggio, cambiava abito. Un amico passava a prenderla e la portava allo Statuario, giù in fondo all’Appia, dopo il Mandrione, dove riceveva i clienti «dalle 14.30 alle 19», come scritto a penna sulla targhetta del citofono.

Condannata all’oblioSi chiamava Laura Zambani e gli uomini li faceva innamorare. Pazzamente. Solo che, per la doppia vita che conduceva, scomoda, inconfessabile, indigesta ai benpensanti, da morta ammazzata è stata condannata una seconda volta all’oblio, alla damnatio memoriae. A non avere giustizia e nemmeno il supporto di noi cronisti che, ai familiari delle vittime di crimini eclatanti, riserviamo affetto per anni, talvolta decenni.