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Ilaria Sacchettoni

Il corpo della commercialista 47enne fu trovato l'11 aprile 1994 «in posizione rannicchiata» all’interno dell’armadio sigillato con il mastice, nel suo appartamento a Roma. Il capo era chiuso in un sacchetto di plastica

Il tempo ha attenuato le impronte, annacquato i ricordi, spuntato le armi della giustizia. Le indagini sull’omicidio di Antonella Di Veroli, non consentono «di formulare ragionevoli previsioni di condanna». L’amarezza di Carla, sorella della commercialista soffocata nel 1994 a Talenti, resta confinata alle mura di casa: il suo avvocato Giulio Vasaturo non si opporrà alla richiesta di archiviazione della pm Valentina Bifulco. Più che una resa cognitiva, la consapevolezza che i trentadue anni trascorsi hanno, ormai, trasformato i reperti in silenziosi cimeli.

Antonella trovata «in posizione rannicchiata»Trovarono Antonella l’11 aprile, «in posizione rannicchiata» all’interno dell’armadio del suo appartamento (sigillato con il mastice), con il capo chiuso in un sacchetto di plastica annodato attorno al collo. Fu subito, per tutti, «il delitto dell’armadio». Il medico legale censì «due colpi di pistola esplosi sul capo ma senza incidenza letale». Il pm dell’epoca, Nicola Maiorano, inseguì la pista passionale. Quarantasettenne single, la commercialista di Talenti, era anche una donna riservata ed eccezionalmente scrupolosa. Si puntò sulla vita intima. Bisognava, forse, indagare quella professionale. Come aveva suggerito la sorella convinta dall’eventualità di un movente contabile: «Qualcuno — ha ripetuto Carla di recente — le sottopose un bilancio aggiustato, della contabilità opaca che lei rifiutò di sottoscrivere. Minacciò lo scandalo. Fu uccisa».