Trentatré anni di silenzio, senza però la parola «fine». L'omicidio di Antonella Guarnero, uno dei più noti «cold case» del Monferrato, torna al centro delle indagini grazie alla riapertura dell'inchiesta da parte della Procura di Vercelli. La salma della trentenne è già stata riesumata e i reperti conservati dal 1993 saranno sottoposti a nuovi accertamenti biologici e genetici. La speranza è che le moderne tecniche di analisi del Dna riescano oggi a fare ciò che non fu possibile oltre tre decenni fa: dare un nome all'assassino. La riapertura del fascicolo è arrivata dopo un'istanza presentata dai familiari della vittima alla Procura di Vercelli, guidata dalla procuratrice Ilaria Calò, al termine di un'attività di investigazione svolta dalla parte offesa. Il procedimento, riaperto contro ignoti, ha consentito la ripresa degli accertamenti investigativi. Ma ad oggi sugli elementi che hanno portato alla riapertura del caso c'è il massimo riserbo. Nell'ambito delle nuove indagini è stata disposta ed eseguita la riesumazione della salma di Antonella Guarnero, sulla quale verranno effettuati esami biologici e genetici insieme a nuove analisi sui reperti sequestrati all'epoca del delitto. Il fascicolo è stato affidato alla sostituta procuratrice Mariaserena Iozzo. Chi segue oggi le indagini sul cold case di Antonella Guarnero Ad assistere la famiglia è l'avvocato pugliese Michele Allamprese, legale di Pier Massimo Guarnero, fratello di Antonella e ultimo stretto congiunto rimasto. Il primo contatto tra la famiglia e il difensore è nato grazie alla criminologa Antonella Delfino Pesce, che aveva iniziato a ricostruire il caso sotto il profilo criminologico. È stata proprio Delfino Pesce a svolgere un lungo lavoro di analisi della documentazione e approfondimento investigativo, durato circa due anni, che ha portato alla predisposizione dell'istanza poi accolta dalla Procura. Cosa accadde la notte di Capodanno 1993 La vicenda risale alla notte tra il 31 dicembre 1992 e il 1° gennaio 1993. Antonella Guarnero aveva 30 anni, viveva nella frazione Sogliano di Castelletto Merli, era figlia di Felice Guarnero, segretario locale della Democrazia Cristiana, e lavorava come centralinista in un'azienda specializzata nella produzione di celle frigorifere per veicoli industriali. La sera di San Silvestro aveva festeggiato il Capodanno al ristorante S'ciapa Pum di Roncaglia insieme ad alcuni amici. Intorno alle cinque del mattino venne accompagnata alla sua Lancia Y10, parcheggiata davanti alla chiesa di San Germano. Da lì avrebbe dovuto fare ritorno a casa, ma non vi arrivò mai. Come fu ritrovato il corpo della ragazza uccisa La sua auto fu ritrovata nel cortile dell'abitazione di famiglia, mentre il corpo venne scoperto poche ore dopo in un campo della località Terfengo, tra Castelletto Merli e Moncalvo. Era seminuda. L'autopsia accertò che la giovane era stata uccisa per strangolamento manuale al termine di una violenta colluttazione. Le unghie spezzate e i numerosi traumi raccontavano il disperato tentativo di difendersi dall'aggressore. Gli esami esclusero una violenza sessuale. Quali reperti potrebbero risolvere oggi il delitto Le indagini dell'epoca non riuscirono a individuare il responsabile. Tra gli elementi ritenuti più importanti vi fu la pelliccia della vittima, ritrovata alcuni giorni dopo su una collina di Moncalvo ma, inconsapevolmente, portata in tintoria da chi l'aveva rinvenuta, compromettendo eventuali tracce biologiche. Oggi, grazie ai progressi della genetica forense, la speranza dei familiari è che quei reperti possano finalmente raccontare ciò che per 33 lunghissimi anni è rimasto senza risposta. Ha collaborato Andrea Bucci.
Omicidio Guarnero, riesumato il corpo. Dopo 33 anni riparte la caccia all’assassino grazie al Dna
La procura di Vercelli ordina nuovi esami biologici e genetici. La 30enne scomparve la notte di Capodanno del 1993 dopo una festa a Roncaglia. Per oltre 30 ann…






