di

Andrea Galli

Il 6 gennaio 1978 venne assassinata in via Paisiello: la data forse non era casuale, perché quel giorno il figlio che aveva avuto con Turatello compiva sei anni. Mandò lui gli assassini? O pagò lei per una lotta di potere?

Il colore era blu chiaro, la targa TO 970385, e intorno a quella macchina, una Lancia Fulvia coupé spenta e ferma sul lato della strada dei numeri pari, rapide e armate di pistole, venti minuti passata la mezzanotte, s’erano mosse tre persone. Lo mise a verbale il signor S.C., portiere d’un garage della medesima via dell’agguato, la residenziale via Paisiello, una traversa a Milano di viale Abruzzi, due chilometri di distanza dalla stazione Centrale.

I killer — uno indossava un pesante cappotto sul grigio, del resto era il 16 gennaio 1978, giorno di gradi sotto lo zero —, eseguirono la missione, dunque spararono, uccisero e scomparvero nel buio abbandonando le due vittime, una per ciascun sedile anteriore: sul lato del guidatore giaceva il pregiudicato Cosimo Tarallo, raggiunto da quattro proiettili su di una guancia, al collo e al petto, specializzato in rapine; al fianco, lato passeggero, v’era la signora Amalia Luciana Zenari detta Lia, assassinata da un’unica pallottola in viso.