Il corpo nudo di una giovane donna giaceva accovacciato in un fosso a ridosso dell’ippodromo di Vinovo, una quindicina di chilometri a sud di Torino. Lo avevano trovato i Carabinieri a seguito di una chiamata anonima all’alba del 18 giugno 1969. Il cadavere presentava evidenti segni di sevizie, con ferite e tumefazioni diffuse. La morte era avvenuta verosimilmente per asfissia.

Dodici ore dopo, gli inquirenti diedero un nome a quel corpo straziato. Si trattava della venticinquenne Martine Beauregard, parigina, nota per la professione di «entraineuse» come dissero i giornali dell’epoca.

Nota nei night più esclusivi di Torino, si era trasferita dalla Francia assieme ai genitori e alle sorelle già nel 1954 e qui, aiutata anche dalla sua bellezza, era entrata in un giro di escort nell’ambiente della Torino-bene. Nessun testimone vide scaricare il corpo nel fossato quella notte.

L’unica voce fu inizialmente quella di una conoscente, la «collega» di vita notturna e convivente Clara Sabani: in città avrebbe visto Martine entrare in una berlina di colore chiaro poco dopo la mezzanotte. Niente altro.

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