TRIBANO - «Era un uomo buonissimo, il fratello che tutti avremmo voluto». Valentina cerca le parole per raccontare Nicola e le trova tra le lacrime. È una delle due sorelle e nella voce ha il dolore di una famiglia che non riesce a capacitarsi. Nicola Tecchio aveva 59 anni e viveva a Este. È morto ieri mattina in un campo di via Marconi, a San Luca, mentre cercava di sbloccare la raccoglitrice di barbabietole che si era inceppata: il meccanismo lo ha trascinato e per lui non c'è stato nulla da fare.

L’AMORE PER LA TERRA La sua è una storia che attraversa tre generazioni di lavoratori della terra. Il padre aveva fatto il terzista. Nicola aveva scelto l'allevamento: per anni, insieme alla sorella Roberta, aveva portato avanti una storica azienda avicola di famiglia. Nell'ultimo anno aveva ridotto l'attività. E dava una mano al figlio Giacomo, che ha ripreso il mestiere del nonno con una ditta conto terzi in via Chiesa, a Santa Caterina d'Este: dalla semina alla raccolta di cereali e barbabietole. Il trattore che ieri trainava la raccoglitrice era di Nicola. Affiancava il figlio nei campi con l'esperienza di chi le macchine agricole le conosce da una vita, non era un uomo sprovveduto. Era un marito, un padre e un nonno, con una nipotina. «Era una persona speciale, serena di fronte alle avversità della vita, e ne ho avuto la prova. Non è retorica, Nicola era davvero così. Siamo molto uniti e adesso disperati», dice Valentina. LA SICUREZZA I sindacati rilanciano il tema della sicurezza. «C'è un sistema produttivo che mostra le sue crepe e che necessita di cambiare: 100 morti l'anno in Veneto, 1.000 nel nostro Paese, sono inaccettabili», scrivono Roberto Toigo e Daniele Mirandola, segretari generali di Uil e Uila del Veneto. Le sigle chiedono controlli più stringenti nei luoghi di lavoro, formazione continua obbligatoria per chi opera con mezzi ad alto rischio, risorse adeguate per gli organi ispettivi. Più duro il tono della Cgil. Silvana Fanelli, della segreteria regionale, mette in fila quattro infortuni gravi in due giorni tra Padova e Vicenza, due dei quali fatali, e i 55 morti sul lavoro in Veneto nel primo semestre del 2026, contro i 51 dell'anno scorso. «Ci troviamo di fronte all'ennesimo, drammatico bollettino di guerra che non possiamo certo considerare una fatalità», attacca Fanelli, che chiede più ispettori e un potenziamento immediato degli organi di vigilanza. IL SINDACO Il sindaco Massimo Cavazzana, ieri mattina a San Luca, ha affidato a un post sui social il pensiero del paese: «La notizia pesa sul cuore di tutti noi e ci ricorda quanto la terra sappia essere generosa ma anche terribilmente dura. Oggi non parliamo di numeri o statistiche. Parliamo di una persona, di una famiglia che vive un dolore che nessuno dovrebbe conoscere. A loro va il nostro abbraccio più sincero, quello di un paese che sa stringersi attorno ai suoi figli quando la vita fa male». «La sicurezza sul lavoro non è un dettaglio, non è una formalità: è il confine che separa la vita dalla tragedia. Dobbiamo continuare a pretenderla, a rispettarla, a difenderla. Sempre», prosegue il primo cittadino, che chiude guardando al giorno dopo: «Oggi è il tempo del silenzio e del rispetto. Da domani, ancora una volta, sarà il tempo della responsabilità».