ESTE - «Era uno zio generoso, tanto affettuoso. Ci mancherà tanto». Le parole di Nicola e Giulia Tognin racchiudono il dolore di una famiglia che venerdì sera (6 giugno) ha perso Luigino Tognin, 63 anni, travolto da un’auto guidata da un 22enne ubriaco sulla Provinciale 8 a Sant'Elena. Un uomo che aveva fatto del lavoro e della famiglia i cardini della propria esistenza, strappato ai suoi cari a soli 50 metri dall’incrocio che lo avrebbe riportato nella sua abitazione.

Venerdì sera Luigino stava rientrando dopo una giornata di lavoro: «Si trovava molto bene, in quella ditta aveva trovato il suo equilibrio», racconta il fratello Nilo, che insieme alla sorella Caterina e agli altri fratelli Massimiliano e Romina componeva quella rete familiare nella quale il 63enne trovava rifugio e affetto. Prima di mettersi in sella al suo scooter, aveva fatto tappa al bar Letizia di Sant’Elena: «Piuttosto che tornare a casa, voleva rilassarsi e aveva preso un toast e una cola», ricorda ancora Nilo.

L’ultimo gesto di una vita spesa nel segno della laboriosità e della semplicità. Non era sposato, viveva solo in una casa di fronte ai fratelli, ma «era sempre visitato da noi tutti», sottolineano i nipoti, che oltre a Nicola e Giulia comprendono anche Michael, Leonardo e Anna. Una presenza costante, quella dello zio Luigino, fatta di piccoli gesti quotidiani e di una disponibilità che talvolta sconfinava nell’innocenza: «La bontà d'animo di nostro fratello era tale che a volte le persone se ne approfittavano, magari facendo leva sul suo bisogno di vicinanza», ammette Caterina con amarezza. Ma era proprio quella generosità a renderlo «una persona splendida», come lo definiscono i suoi cari. Il sabato lo trovava ancora al lavoro, con poco tempo per sé ma sempre pronto a dedicarsi alla manutenzione della casa: «Si tagliava l’erba, faceva un sacco di lavoretti, aveva una grande manualità», ricordano i fratelli. Prima dell’impiego alle autodemolizioni aveva lavorato nell’agricoltura guidando il trattore, sempre con quella dedizione che lo contraddistingueva. «Tutti gli volevano bene, era molto conosciuto a Schiavonia e anche a Sant’Elena», traccia il ritratto Nilo. Sul luogo dell’incidente, dove i familiari sono accorsi subito dopo essere stati avvisati dai vicini, la scena che si è presentata ai loro occhi ha amplificato il dolore: «Non siamo riusciti a vedere Luigino, ma abbiamo visto l’investitore che, visibilmente alterato, ha inveito contro il testimone», raccontano. Quel testimone che per primo aveva prestato soccorso a Luigino e chiamato i soccorsi. Lo hanno vegliato fino alla fine il loro caro, a qualche passo di distanza.