Di: Davide Paggi Verso sera il cielo sopra Reykjavik si addensa di nubi. Per Haraldur Olafsson, professore all’Università di Islanda e presidente del Movimento euroscettico Heimssyn, sono quelle portate da un eventuale rilancio dei negoziati per aderire all’Unione europea. La posizione dei contrari“È molto importante conservare la sovranità e la democrazia che abbiamo oggi in Islanda. Non è intelligente riprendere automaticamente le leggi europee e soprattutto non è intelligente essere obbligati a farlo” ci dice Olafsson. Sovranità per uno dei volti della campagna del NO vuol dire soprattutto mantenere il controllo sulle proprie norme e sulle risorse naturali e in particolare sull’agricoltura e la pesca, settori fondamentali per l’isola e i suoi 400’000 abitanti. Proprio la pesca teme vincoli e quote imposte da Bruxelles e in particolare teme l’arrivo di altri operatori nelle sue acque. ‘Rischiamo molto. Se perdiamo il controllo sulle risorse non sappiamo cosa succederà. Può darsi che le aziende europee si prendano tutti i pesci dalle nostre acque‘’ spiega Olafsson, aggiungendo che gli islandesi vedono dei paralleli con la Svizzera: “Siamo paesi ricchi - non solo perché abbiamo risorse naturali - ma anche perché possiamo governare il nostro paese da soli”.Le argomentazioni dei favorevoliQuelle nubi nel cielo d’Islanda rappresentano invece tutt’altro per Páll Rafnar Thorsteinsson, portavoce del Movimento per l’Europa. Sono le nubi di un mondo più instabile e di una piccola economia esposta a turbolenze. Thorsteinsson ci accoglie nel quartier generale della sua organizzazione dove la campagna è alle battute finali per un giorno cruciale, quello sul voto per riattivare i negoziati con Bruxelles, abbandonati una decina di anni fa. ‘’Siamo una piccola economia che dipende dal commercio internazionale. Per noi aderire all’UE vorrebbe dire avere più stabilità per l’economia e avere una valuta stabile. Vuol dire affrontare i continui problemi di inflazione. La gente sa che oggi è molto costoso vivere in Islanda e vuole valutare altre opzioni’’, afferma. Essere membri permetterebbe poi all’Islanda, che è già parte dello spazio Schengen e del mercato unico, di partecipare ai processi decisionali contribuendo alla definizione di leggi e regole che oggi il Paese recepisce in larga misura dall’Europa continentale.La prima ministra islandese Kristrún Frostadóttir interviene a un evento pubblico dedicato al referendum sull'eventuale ripresa dei negoziati di adesione all'Unione europea, a Reykjavík, Islanda, mercoledì 26 agosto 2026KeystoneSecondo i fautori dell’adesione, c’è un altro argomento che dovrebbe portare all’adesione: il contesto geopolitico. Le malcelate mire delle grandi potenze sulle vie commerciali e le risorse dell’Artico dovrebbero spingere l’Islanda a cercare partner affidabili (la Russia è attiva a livello militare, Trump all’ultimo WEF di Davos ha accennato all’Islanda - forse confondendola con la Groenlandia - come terra di conquista, ndr). Far parte dell’Europa offrirebbe all’isola, paese membro della NATO ma senza esercito, un ombrello protettivo. “Per noi è sensato far parte di un blocco che garantirebbe sicurezza e indipendenza politica. Essere membri dell’Europa rafforzerebbe la nostra sicurezza, ne sono sicuro. Non penso che i pericoli ai quali siamo confrontati oggi siano principalmente legati a una possibile invasione militare, ma a minacce ibride. E i nostri amici sul continente sarebbero degli alleati’’, sottolinea il portavoce.Le posizioni insomma sono distanti, come gli enormi spazi d’Islanda. Meno distanti sono invece i consensi tra i due schieramenti, col NO che secondo gli ultimi sondaggi si è avvicinato al SÌ. Lo spazio si è assottigliato in un’Islanda che, sotto un cielo che si fa nebuloso, si trova a un bivio, quello europeo.Notiziario delle 11.00 del 29.08.2026