L’Islanda attende i risultati del referendum consultivo di sabato 29 agosto sulla ripresa dei negoziati con l’Unione europea per una futura adesione del Paese scandinavo al blocco comunitario. La vittoria del ‘sì’ non determinerà l’ingresso di Reykjavik tra i 27, ma una ripresa delle trattative e qualora i negoziati si concludano positivamente ci sarà un secondo referendum popolare sul tema.

Il Paese intrattiene rapporti cordiali con Bruxelles, fa parte dello Spazio economico europeo, aderisce a Schengen e, come la maggior parte degli Stati membri dell’Unione, è integrata nella Nato. Lo spirito indipendente del popolo islandese, abituato all’isolamento e a una vita segnata dal clima estremo, ha influenzato in maniera marcata la politica nazionale determinando un certo isolazionismo. La scelta di aderire alla Nato, al momento della sua fondazione nel 1949, ha rappresentato la volontà di proteggersi da una possibile invasione dell’Unione Sovietica e Reykjavik ha, di fatto, delegato le proprie politiche di difesa all’Alleanza Atlantica non disponendo di un esercito. La popolazione islandese ammonta a poco meno di 400mila abitanti sparpagliati su oltre 100mila chilometri quadrati di superficie territoriale, un’area decisamente ampia è difficile da difendere.