"L'Islanda dovrebbe riaprire i negoziati di adesione con l'Unione Europea?". E' un Sì o un No quello che i 270mila elettori islandesi hanno espresso domenica in un referendum dall'esito incerto, con un testa a testa tra favorevoli e contrari, secondo i sondaggi della vigilia.

Una consultazione promossa dalla premier e leader dell'Alleanza socialdemocratica Kristrún Frostadóttir che spera in una ripresa dei negoziati con l'Ue avviati nel 2010, in seguito alla crisi finanziaria che colpì il Paese, e interrotti dal governo successivo nel 2013. La consultazione non segnerà in modo definitivo la scelta di aderire all'Unione perché al termine di eventuali negoziati con Bruxelles gli islandesi saranno chiamati a esprimersi nuovamente.

Proprio su questo aspetto hanno insistito i sostenitori del sì, invitando i cittadini ad andare a vedere le carte che l'Ue può offrire loro, soprattutto nel settore della pesca, su cui la commissaria Ue all'Allargamento Marta Kos ha fatto intendere si potrebbero trovare delle soluzioni "creative" per venire incontro alle esigenze di Reykjavík.

D'altronde, come membro dell'Efta, l'Associazione europea di libero scambio con l'Ue e del See, lo Spazio economico europeo, nonché dell'area Schengen, l'Islanda già recepisce gran parte della legislazione europea senza tuttavia prendere parte al processo decisionale. Anche su questo hanno fatto leva i sostenitori del Sì. Senza contare poi la prospettiva di aderire all'euro, molto più stabile della corona islandese. Il campo avverso, invece, ha insistito sulla perdita di autonomia dell'isola artica e sulle limitazioni delle quote pesca che Bruxelles potrebbe imporre.