Riganò e compagni, nella foto con Nicodemo e Ariatti, sbancano Rimini e ipotecano la vittoria del campionato di Serie C2. A destra Angelo Di LivioDeterminazione, riscatto, coraggio ma soprattutto tanto, ma tanto, orgoglio. Agosto 2002: la Fiorentina rinasce. Si rialza. Ricomincia da zero. Ma vive. E continua a riaccendere i sogni della gente. Dei suoi tifosi. Di tutta Firenze. Agosto 2002, appunto, ovvero un attimo dopo il fallimento, l’incubo del reset di quella che era stata la Fiorentina di Cecchi Gori, ecco il fiocco rosa della Florentia Viola.
Squadra piccola, nelle mani di un grande imprenditore, Diego Della Valle e con la politica di Firenze, dal sindaco Domenici all’assessore Giani, come garanzia di una ripartenza che vale il futuro. Quella Fiorentina, quella Florentia Viola prende corpo in una manciata di giorni. In fretta. Con la prospettiva di rimettersi in moto dal campionato di C2 e la consapevolezza che, comunque sia, bisogna fare in fretta a tornare lassù, il più alto possibile. Dove Firenze e la maglia viola vogliono e devono stare.
Della Valle consegna le chiavi della società sportiva a uno dei suoi manager. Il migliore, Gino Salica. La ricostruzione tecnica è nelle mani di uno che di calcio ne vive e ne conosce segreti e trappole da sempre, Giovanni Galli. Lui che mentre si preoccupa di far arrivare al campo i palloni (sì, perché i palloni della vecchia Fiorentina non c’erano più), mette in moto il suo mercato fatto di giocatori ai quali si chiede di partecipare a un progetto che vale un sogno enorme. Far tornare la squadra di Firenze in serie A. L’allenatore di quella Fiorentina è Pietro Vierchowod. Il leader di quella Fiorentina è Angelo Di Livio, che salta dal Mondiale con la maglia dell’Italia, in Corea, alla C2 di Firenze. Cuore da eroe quello di Di Livio che si mette sulle spalle la rinascita di Firenze con una motivazione pazzesca. Lui, che era cuore juventino, si trasforma nella colonna portante del riscatto della Fiorentina. Storia di calcio incredibile.









