Cosimo Zetti

Il tifo, la passione, il blasone, l’identità, il colore viola, il giglio sulle maglie e l’immagine internazionale di una città intera. Solo una cosa mancava alla Fiorentina: un centro sportivo degno della sua storia. Se ne parlava da tanto, da tempi di Cecchi Gori, dalla famosa cittadella viola dei Della Valle, dalle tante, sfumate occasioni che si sono perse nel corso degli anni. Eppure, nonostante tutto, quei campini cui i tifosi erano comunque affezionati, sono stati finalmente sostituiti da un vero training center, di quelli che neanche ti saresti potuto immaginare. Anche troppo, dice qualcuno. E forse non ha tutti i torti perchè un giovane rischia di perdersi, di sentirsi arrivato, di spiccare il volo verso una carriera da calciatore che il centro sportivo di Bagno a Ripoli può facilitare ma non assicurare.

Il senso è quello di mettere a disposizione il meglio del meglio, di creare un ambiente comune, con tutti i ragazzi e la ragazze finalmente uniti in un unico luogo senza dover più migrare da una parte all’altra della città. L’intento di Catherine Commisso, che ha seguito passo passo i lavori per la costruzione della struttura, era proprio questo: creare un centro sportivo dedicato ai giovani, quasi un hub, la casa dei ragazzi e dei grandi, un punto di riferimento quotidiano a livello umano e sportivo. E, in effetti, entri al Viola Park e ti trovi in un altro mondo.