Dal sogno (realizzato sul campo a suon di vittorie) al dramma: tutto nel giro di 24 ore, quando, la Fiorentina – siamo nel maggio del 2006 –, chiude la stagione con un quarto posto che vale i preliminari della Champions League, e la mattina successiva si risveglia al centro della bufera di Calciopoli.
E’ questa una della pagine più complicate della storia viola. Pagina che vide la società della famiglia Della Valle coinvolta in uno degli scandali più duri e devastante del mondo del pallone. E la beffa, l’effetto beffa, di quanto accaduto 20 anni fa, ha davvero il contorno di un qualcosa di incredibile e che travolse la bella realtà della Fiorentina vista e applaudita sul campo, e poi travolta e investita dalla prospettiva di salutare una mancata retrocessione (dettata dalla giustizia sportiva). Prospettiva poi tradotta in due maxi-penalizzazioni da brividi.
La Fiorentina, bella vincente, di quell’anno, era la Fiorentina di Cesare Prandelli. Di Prandelli in panchina e Luca Toni come bomber. Stagione dal passo speciale e unico, segnato da quelle 22 vittorie che proiettano la squadra viola a un finale di campionato che vale il ritorno alla Champions League.
La domenica della festa è quella che vede la Fiorentina, all’ultima giornata, vincere sul campo del Chievo Verona per 2-0 (gol di Toni e Dainelli). La vittoria vale il piazzamento per la competizione europea più pregiata. La squadra di Prandelli è seguita a Verona da quasi cinquemila tifosi che rientrano, nella notte, in città protagonisti di una festa segnata da orgoglio e soddisfazione. Viola in Champions è il titolo dei giornali di quel lunedì post Chievo, ma la Fiorentina compare anche in un’altra parte degli stessi giornali. La squadra viola è infatti menzionata (in modo netto e chiaro), negli spazi dove si annuncia che sul pallone sta piombando il mostro Calciopoli. Lo scandalo che travolge la Juve di Moggi e Giraudo, lo scandalo dove appare anche il nome di Diego Della Valle, patron della Fiorentina, finito nel mirino per quel suo legame con uno dei numeri uno della Federcalcio, Innocenzo Mazzini.






