Dal paradiso all’inferno, dall’inferno al paradiso. Dalla Champions League conquistata sul campo dai ragazzi di Cesare Prandelli, allo spettro di finire in serie B per la condanna della giustizia sportiva, al ritorno fra i grandi con un’impresa che rimarrà impressa nella mente di ogni tifoso.

L’estate del 2006 è un’altalena che si chiama Calciopoli. Nel grande ciclone che s’abbatte sul calcio italiano, ci infila, suo malgrado, anche la Fiorentina. Dapprima vittima del sistema Moggi, fatto di arbitraggi pilotati e corsie preferenziali per le società amiche, poi costretta a venire a patti con la “cupola” per non subire più torti.

La Fiorentina, che non frequenta quel circolo, è nel mirino e, nella stagione 2004-2005, viene vessata da designazioni e conduzioni di gara sfavorevoli: clamoroso un rigore per un fallo di mano sulla riga non dato ai viola in Lazio-Fiorentina. Il patron Diego Della Valle chiama il designatore Paolo Bergamo. “Un’ingenuità”, dirà negli anni seguire a proposito di quella telefonata, ma in quel momento la Fiorentina sta rischiando di finire in serie B proprio per l’atteggiamento ostile della classe arbitrale.

Quella conversazione è intercettata perché la procura di Napoli sta già indagando. I carabinieri filmeranno anche un incontro tra Della Valle, Bergamo e Innocenzo Mazzini, l’allora numero due della Figc che, un anno più tardi, sarà travolto pure lui dallo scandalo.