L’economista ad Adnkronos: “Un aumento di 25 punti base non sarebbe traumatico, inutile aspettare”. Il nuovo presidente della Fed da Jackson Hole manda un messaggio antinflazionistico ai mercati. Sulla Casa Bianca: “Su deficit e vigilanza bancaria deve chiarire la sua posizione”. E avverte l’Europa: “Se la Bce non reagisce, rischio euro più debole e nuova spinta ai prezzi”.

“La Federal Reserve non considera chiusa la battaglia contro l’inflazione e un nuovo rialzo dei tassi potrebbe arrivare già a settembre”. E’ la lettura di Franco Bruni, professore emerito alla Bocconi e presidente comitato supervisione Ispi ad Adnkronos. Con l’inflazione Pce ancora al 3,7%, per Bruni un aumento di 25 punti base sarebbe “opportuno” e rappresenterebbe anche un segnale di indipendenza della Fed. Resta però aperto il nodo del rapporto con l’amministrazione Trump, dal deficit alla regolamentazione bancaria.

Professor Bruni, Kevin Warsh a Jackson Hole ha detto che l’inflazione resta preoccupante e che, se non dovesse scendere abbastanza rapidamente, per la Fed ci sarebbe ancora “del lavoro da fare”. È il modo con cui il nuovo presidente della Federal Reserve prepara i mercati a un possibile nuovo rialzo dei tassi?