Alla fine qualcosa Kevin Warsh lo ha detto davvero, anche se sempre a modo suo. Non un annuncio sui tassi di interesse, né indicazioni esplicite sulla politica monetaria, ma un principio che i mercati aspettavano di sentir dire da mesi. “Se l’inflazione di fondo non si muove verso l’obiettivo in modo chiaro e a velocità sufficiente”, ha spiegato nel suo intervento di circa mezz’ora sul palco di Jackson Hole, allora “abbiamo del lavoro da fare”. Un compito che la Fed “dovrà onorare”, anche se non si sa in che tempi e in che modi, ha aggiunto Warsh in un passaggio che appare una riaffermazione dell'indipendenza della banca centrale anche dai pressing della Casa Bianca.
Come era prevedibile, il presidente della Federal Reserve non ha parlato espressamente di un rialzo del costo del denaro, ma ha tolto dal tavolo l’alibi più comodo che aveva usato sinora, quello secondo cui i tassi attuali stessero già facendo il lavoro al posto della banca centrale americana, frenando l’economia a sufficienza. Un cambio di passo che va letto non come una svolta nella sostanza, ma quantomeno nella franchezza con cui Warsh ha scelto di parlare: “Nel complesso sarei in difficoltà a descrivere le condizioni finanziarie come restrittive”.











