MILANO – Se la febbre è troppo alta, si può sempre provare a cambiare il termometro. E se la febbre è quella dei prezzi, l’inflazione, basta scegliere l’indicatore giusto: togliere dal conto ciò che si considera “rumore di fondo”, e il quadro diventa subito meno allarmante.
È questo il dilemma che Kevin Warsh si trova davanti al suo esordio come presidente della Federal Reserve. Tra due settimane la banca centrale Usa dovrà decidere sui tassi di interesse: gli indici più utilizzati dicono che l’inflazione sta risalendo e rendono difficile immaginare tagli. La misura che Warsh ha già detto di voler privilegiare, le “trimmed averages”, traducibile come “medie spuntate”, dice invece che i prezzi stanno rallentando e che una nuova stretta monetaria non è obbligata.
Le medie spuntate funzionano così: si prendono le variazioni dei prezzi delle singole voci del paniere in base a cui si calcola l’inflazione, si mettono in fila dalla più bassa alla più alta, poi si tagliano gli estremi, cioè i rincari più violenti e i ribassi più anomali. Infine, si calcola la media di ciò che resta.
È un metodo più sofisticato dell’indice “core”, quello che punta al sodo ed esclude sempre alimentari ed energia perché soggetti a maggiori oscillazioni. Qui, invece, non si eliminano categorie fisse, ma ciò che in quel momento appare soggetto a oscillazioni estreme. Un’operazione che in condizioni normali serve appunto a capire meglio l’andamento dei prezzi nel medio periodo perché difficilmente ampi rialzi o ribassi si ripetono mese dopo mese sullo stesso bene.








