La conferma era scontata, ma il clima generale è assai diverso da quello con cui mesi fa era cominciata la strada che ha infine portato alla nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti.
L’ex consigliere del comitato monetario della Fed dal 2006 al 2011 ha ricevuto il testimone da Jerome Powell, il quale tuttavia resterà come consigliere fino alla scadenza del suo mandato nel 2028.
Warsh eredita un comitato monetario ormai di fatto diviso nel suo ultimo incontro e al suo interno, oltre che da un senato di Washington in cui la sua conferma è arrivata grazie al voto della maggioranza repubblicana con il voto contrario di tutti i democratici, salvo una senatrice assente e un senatore della Pennsylvania che ha votato a suo favore.
Dal 1977, da quando cioè il presidente della Fed deve ottenere l’approvazione da parte del Senato Usa, non era mai accaduto che il manager eletto si imponesse con uno scarto così risicato.
Naturalmente la prima vera sfida per Warsh sarà quella di mostrare una Fed «fermamente indipendente» - come l’aveva più volte definita nelle udienze parlamentari - anche rispetto alle pressioni dell’amministrazione Trump.














