Che cosa cambierà e che cosa non cambierà nella Fed con Warsh. L'approfondimento del Washington Post tratto dalla rassegna di Liturri

(The Washington Post, Andrew Ackerman, 12 maggio 2026)

Kevin Warsh si prepara a ereditare una Federal Reserve sotto pressione per un’inflazione ostinata che da oltre cinque anni supera il target del 2% e che ora rischia di peggiorare a causa dell’aumento dei costi energetici legati alla guerra in Iran. Il nuovo presidente della Fed dovrà gestire un comitato diviso, con quattro dissensi nell’ultima riunione sui tassi, e navigare tra la richiesta di Trump di tagli rapidi e la necessità di mantenere la credibilità istituzionale senza cedere a pressioni politiche. La presenza di Jerome Powell come semplice governatore aggiunge ulteriore complessità, fornendo un punto di riferimento per chi è scettico sulle idee riformiste di Warsh.

La nomina di Warsh arriva in un momento di grandi incertezze economiche, con un debito pubblico elevato che potrebbe spingere la Fed a dare maggiore priorità al contenimento dei costi di finanziamento del governo rispetto al controllo dell’inflazione. Warsh ha criticato duramente gli errori della Fed durante la pandemia e vuole ridurre drasticamente il bilancio dell’istituto, ma dovrà confrontarsi con un’economia in cui l’IA e le aspettative di produttività futura potrebbero richiedere un atteggiamento più aggressivo sui tassi per evitare surriscaldamenti.