Al nuovo presidente della Fed spetta il beneficio della buona fede, ma chi ascolterà, con chi si confronterà, quali ambienti gli ricorderanno le sue enormi responsabilità pubbliche? Per tornare a fare l’interesse generale il capitalismo deve trovare meccanici sociali all’altezza della sfida. La macchina guidata da Warsh correndo sempre più veloce sbatterà fuori passeggeri ad ogni sbandata
Arriva una scopa nuova alla “Fed”, banca centrale Usa e cuore della finanza mondiale: a Jerome Powell, che resse la barra davanti agli insulti del presidente Donald Trump, succede Kevin Warsh. Più pronto a compiacere il capo, egli completerà la mutazione genetica del capitalismo: dalla fine degli anni Ottanta, ad un sistema capace di creare ricchezza e distribuirla con esiti socialmente accettabili, è via via subentrato un altro utile solo a una superclasse, la cui hybris attribuisce al merito u
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Economista, già vice direttore generale di Sofipa SpA, poi direttore generale di Arca Merchant SpA, commissario Consob dal 1996 al 2001. È stato amministratore delegato di Centrobanca dal 2001 al 2004. Fino al 30 giugno 2016 ha fatto parte del Securities Market Stakeholder Group che assiste l'Esma – European Securities Markets Authority – nelle misure di attuazione delle direttive dell’Unione europea. Attualmente è presidente di Indaco Ventures SGR. Editorialista prima di Repubblica e poi del Corriere della Sera, attualmente collabora con il quotidiano Domani. Ha scritto Capitalismo all'italiana. Come i furbi comandano con i soldi degli ingenui (1996) e Contro i piranhas. Come difendere le imprese da soci e manager troppo voraci (2018), entrambi editi da Baldini+Castoldi.








