ROMA – Il ghiacciaio sul tetto del mondo è venuto giù e ha seminato morti, feriti, distruzioni. Le ultime notizie dicono che le persone decedute sono 579, i dispersi oltre 1.924, di cui 517 turisti stranieri, compresi tre, forse quattro italiani. Un’onda gigantesca e micidiale si è abbattuta mercoledì sulla regione himalayana, proprio al confine tra Nepal e Tibet e si è portata via le strade, i ponti, le case, le infrastrutture per l'illuminazione, gli impianti idrici. Si è pensato al terremoto – in Nepal nell’aprile del 2015 un sisma provocò la morte di 9.000 persone – ma poi si è capito che si trattava d’altro. La valanga di acqua e detriti ha travolto anche Gyirong Port, un importante valico tra Nepal e Tibet e ha interrotto tutto: i collegamenti stradali, i tralicci dell’elettricità e dei telefoni.

Il team di Medici Senza Frontiere è sul posto per valutare i bisogni immediati. In certe località le onde di piena hanno raggiunto 8 – 10 metri. L’équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) con esperienza nelle risposte alle emergenze è appena arrivata nel Paese per valutare i bisogni immediati della popolazione. Le alluvioni hanno colpito le aree di Timure, Rasuwagadhi e Syabrubesi, causando danni gravissimi a insediamenti, mercati e infrastrutture. Le acque hanno raggiunto anche la città di Mugling, nel distretto di Chitwan e da allora hanno iniziato a ritirarsi. Secondo le autorità, tuttavia, il rischio resta elevato, perché il tratto del fiume bloccato a monte non è ancora stato completamente liberato.