Le piccole e medie imprese italiane resistono alle incertezze dello scenario economico, ma cresce la difficoltà di accesso al credito. A fronte di una propensione all'export più ampia nel primo semestre dell'anno, circa 2 imprese su tre (66,5%) non hanno avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie, ricorrendo invece all'autofinanziamento, una scelta intrapresa dal 56% delle Pmi.
A fotografare il dato è Confapi all'interno del rapporto sullo stato di salute delle Pmi industriali italiane, secondo cui appare evidente una profonda distanza tra le necessità del sistema produttivo e l'offerta del sistema bancario. Per il presidente della confederazione Cristian Camisa "non c'è fattore più penalizzante dell'incertezza. Quando il quadro cambia continuamente le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere le proprie strategie sui mercati esteri". Infatti, anche se le imprese hanno dimostrato una tenuta di fronte ad alcune minacce globali, le circa 2.000 prese in esame nell'indagine hanno espresso "forte allarme".
La preoccupazione maggiore riguarda la crisi in Medio Oriente. Quasi il 70% delle Pmi si aspettano effetti negativi in particolare per la stabilità delle catene di fornitura energetica e logistica. Per il 50%, invece, le ricadute del blocco dello stretto di Hormuz sono già in corso. Conseguenze che invece risultano più limitate a causa dei dazi statunitensi.










