Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiI dazi americani fanno meno paura del previsto. Per le piccole e medie industrie italiane il vero rischio arriva dall'instabilità internazionale, dall'aumento dei costi energetici e dalle difficoltà di accesso al credito. È il quadro che emerge dall'indagine congiunturale Confapi sul primo semestre 2026, presentata il 28 agosto 2026, a Roma dal presidente nazionale Cristian Camisa.
Sul fronte statunitense, l'87,5% delle imprese ritiene che i dazi non hanno avuto impatti significativi sulla propria attività. Un dato che, secondo Camisa, è il risultato di una strategia preventiva messa in campo dalle aziende. «Il fatto di aver lavorato in anticipo e aver fatto strategie di mitigazione ha consentito alle nostre aziende di mantenere, anzi addirittura aumentare, le quote di mercato sui mercati statunitensi», ha spiegato il presidente di Confapi, «Stiamo anche lavorando per creare un hub logistico negli Stati Uniti per diminuire i costi di distribuzione e rafforzare ulteriormente la presenza delle nostre imprese».
Il ruolo dell'export e le stime di crescita
Più che ai dazi, le PMI guardano quindi all'export come a una leva di sviluppo. Il 58,3% delle imprese del campione esporta oggi direttamente o indirettamente, una quota in crescita rispetto allo scorso anno. Il 25,63% esporta direttamente fino al 30% del fatturato, il 17,09% oltre il 30% e un ulteriore 15,58% raggiunge i mercati esteri tramite clienti italiani. «È un dato estremamente positivo che dimostra la resilienza, la capacità di reinventarsi e di continuare a cambiare per essere competitivi sui mercati internazionali», ha sottolineato Camisa.»








