Sedici mesi di attesa ma, denunciano, la fabbrica vive ancora una situazione “drammatica”. E ora, nei negozi delle catene di elettrodomestici, spuntano in vendita piani cottura prodotti all’estero mentre lo stabilimento di Melano, alle porte di Fabriano, nelle Marche, è sostanzialmente ferma. Così Fim, Fiom e Uilm passano al contrattacco nei confronti di Beko, la multinazionale controllata dalla turca Arçelik e proclamano uno sciopero per l’8 settembre con presidio davanti ai cancelli del sito. “Noi la nostra parte di piano industriale l’abbiamo rispettata, l’azienda no”, dice la segretaria provinciale di Ancona della Uilm, Isabella Gentilucci.

La recriminazione è chiara: ci sono state le 180 uscite incentivate decise con l’accordo al ministero delle Imprese e del Made in Italy e ora in fabbrica sono rimaste circa 770 persone tra operai e impiegati. “Ma a quasi un anno e mezzo di distanza – spiega la sindacalista – non sono stati raggiunti i volumi previsti e gli investimenti sono sono stati ritardati”. Intanto la cassa integrazione continua senza la riduzione attesa attraverso l’attuazione del piano industriale e, sostiene Gentilucci, la produzione dei piani cottura “non è tornata neanche ai livelli dei tempi di Whirlpool”.