Il 29 agosto l’Islanda deciderà se riaprire i negoziati per l’adesione all’Unione Europea. Il voto arriva in un momento cruciale nel dibattito sulla sicurezza dell’isola, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ripetutamente minacciato di annettere la Groenlandia – chiamandola, però, Islanda – durante l’ultimo World Economic Forum a Davos lo scorso gennaio.

Il quesito di questo referendum consultivo è semplice: "L’Islanda dovrebbe riaprire i negoziati di adesione con l’Unione Europea?” Con circa 400 mila abitanti, di cui 270 mila votanti, l’Islanda ha sempre mantenuto uno status speciale come terra di confine tra l’America del Nord e l’Europa. Da una parte, è membro fondatore della NATO e, pur non avendo un esercito, ha un accordo bilaterale di difesa con gli USA dal 1951. Dall’altra, è membro dell’Area Schengen e dell’Area Economica Europea (EEA) dal 1994 e ha già adottato circa il 75% della legislazione europea, senza però avere una rappresentanza politica, e quindi nessuna influenza sulle decisioni di Bruxelles.

La necessità di limitare la sua dipendenza militare dalla NATO e la stabilità economica di un’alleanza con il principale partner commerciale dell’isola, sono le principali ragioni di chi sostiene l’adesione all’Unione Europea.