La ricerca sta studiando alcuni nuovi comportamenti legati all'iperconnessione per cercare di capire come talvolta possano trasformarsi in un fattore di rischio per il benessere individuale

Doomscrolling, nomofobia, Fomo: parole che fino a qualche anno fa non esistevano e che oggi sono entrate nella quotidianità per descrivere come lo smartphone stia rimodellando i comportamenti umani e la percezione della realtà. C’è un problema, però: questi gesti ripetuti decine di volte al giorno in maniera automatica, impattano talmente sulla vita delle persone, da trasformarsi talvolta in vere e proprie forme di disagio psicologico. Ed è proprio per questo la scienza ha iniziato a studiarli e a cercare di dare loro un nome preciso.

I nuovi “disturbi” dell’era digitale

Il nodo centrale per i ricercatori è diventato capire quando l’uso quotidiano della tecnologia smette di essere uno strumento utile e inizia a prendere il controllo della vita di ogni giorno, incidendo quindi sul sonno, sulla concentrazione e sulle relazioni. Ad oggi, tuttavia va detto per precisione, l’unico comportamento digitale riconosciuto come una vera patologia dall’Oms, riguarda il mondo dei videogiochi. Si chiama gaming disorder e identifica i casi in cui il gioco prende il totale sopravvento su scuola, lavoro e affetti per almeno dodici mesi consecutivi, nonostante le evidenti conseguenze negative.