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Ventinove richieste di arresto e di altre misure cautelari sono state presentate dalla Procura della Repubblica di Palermo nei confronti di due medici e di titolari e impiegati di agenzie di onoranze funebri, accusati di corruzione per agevolare la definizione rapida delle pratiche legate a esequie e tumulazioni. Secondo l’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile del capoluogo siciliano, diretta da Antonino Sfameni, e coordinata dal pm Renza Cescon, una certificazione necroscopica «rapida» valeva dai 15 ai 170 euro, pagati da tutte le imprese funebri di Palermo e provincia. Si tratta della terza tranche di un’inchiesta che aveva già coinvolto impresari e infermieri addetti alle camere mortuarie dell’ospedale Cervello e del Policlinico: stavolta sono coinvolti anche due medici legali dell’Asp 6, Gioacchino Passalacqua, 67 anni, e Benedetto Fogazza di 69, che avrebbero firmato e rilasciato le certificazioni false senza aver mai eseguito la visita obbligatoria che attestasse il reale decesso. Un adempimento formale necessario per mandare avanti tutte le pratiche post mortem.

Le richieste di arresto e di altre misure cautelari partite dalla Procura sono approdate all’ufficio del Gip: il giudice Emanuela Carrabotta ha già fissato per il 3 e 4 settembre gli interrogatori preventivi, previsti dalle nuove norme garantiste su alcuni tipi di reati, fra cui la corruzione. Soltanto dopo avere ascoltato gli indagati, il Gip deciderà se emettere o meno le misure richieste. Secondo gli investigatori, solo nei mesi di agosto e settembre 2024 Passalacqua e Fogazza avrebbero intascato 3000 euro ciascuno, a forza di attestare controlli in verità mai svolti. Gli stessi impresari, nei primi tronconi dell’indagine, avevano spiegato di essere sostanzialmente sotto ricatto da parte del personale sanitario degli ospedali. Ora il coinvolgimento anche dei medici. Sono scattate così le richieste a vario titolo di arresti domiciliari e di obbligo di firma: la misura più grave è proposta per i medici Fogazza e Passalacqua. (AGI)