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Ultimo aggiornamento: 17:33

Soldi chiesti al marito per permettergli di dare l’ultimo saluto alla moglie deceduta. Ma anche per accelerare il rilascio della salma e per favorire la vestizione del defunto. Un tariffario di “mazzette” che andava dalle 50 e 400 euro imposto da quattro operatori della camera mortuaria del Policlinico “Giaccone” di Palermo: Salvatore Lo Bianco, Marcello Gargano, Antonio Di Donna e Giuseppe Anselmo.

Sono accusati di associazione per delinquere e corruzione dalla procura di Palermo, che ne ha chiesto l’arresto insieme ad altre undici persone, titolari delle ditte di servizio funebre: Francesco e Nunzio Trinca (“Centro servizi funerari”), Domenico Abbonato (“Centro servizi funebri Corona”), Davide Madonia (“Madonia servizi funebri” di Rosa Belli), Natale Mannino (titolare dell’omonima azienda), Antonio Mineo (“Mineo srl”), Angelo Milani, Giuseppe Maggio (ditta “Maggio Pietro”), Giacomo Marchese (“Il Giardino dei fiori” di Villabate), Daniele Bonura (“Alfano srl” di Salvatore e Giuseppe) e Marcello Spatola (“Alfano srl Salvatore e Giuseppe”).

Secondo l’inchiesta del sostituto Felice De Benedittis e della Squadra mobile di Palermo, che coinvolge 52 persone, era una prassi pagare per accelerare le pratiche di rilascio delle salme. La procedura prevede che si attenda 24 ore dal decesso prima di poter chiudere il corpo nel feretro, per evitare possibili casi di morte apparente. Le famiglie delegano le agenzie funebri di occuparsi di tutte le pratiche, e in questo caso le ditte avrebbero pagato gli operatori della camera mortuaria, all’insaputa dei medici, per accelerare l’uscita dei defunti.