Ci sarà da battagliare. Perché la febbre dei prezzi dei carburanti agita gli italiani, accelera l'inflazione ma fa schizzare anche la temperatura all'interno della maggioranza. Portato a casa l'ultimo sconto sul diesel, a inizio settimana Giorgia Meloni tornerà a riunire i leader del centrodestra e il titolare del Mef per decidere i prossimi passi da compiere. Vale a dire come mettere a terra quegli interventi selettivi per le fasce più deboli su cui il governo intende virare lasciandosi alle spalle la politica dei tagli generalizzati alla pompa. Prende quota l'ipotesi, anticipata ieri dal Messaggero, di un buono carburanti sulla falsariga del bonus da 200 euro introdotto dal governo Draghi nel 2022 per aiutare i lavoratori dipendenti dopo la fiammata dei prezzi innescata dall'aggressione russa all'Ucraina.
Il bonus questa volta verrebbe esteso anche ai lavoratori autonomi per non lasciare scoperto il popolo delle partite Iva. Per rendere più appetibile la misura - che dovrà precedere di pari passo ad aiuti mirati alle categorie più esposte come quelle degli autotrasportatori - si sta ragionando sulla possibilità di prevedere, oltre all'intera deducibilità per il datore di lavoro, anche la compensazione come credito d'imposta, ma va da sé che questa seconda opzione porterebbe i costi a lievitare a dismisura.Ma è sulla platea dei beneficiari che si infiamma il dibattito. Ovvero su coloro che potranno intascare il buono e chi invece è destinato a restare a bocca asciutta, escluso dal fringe benefit. Perché se è vero che il taglio delle accise è stato polverizzato dai rincari stellari alla pompa, è altrettanto vero che a usufruirne era chiunque si trovasse a riempire il serbatoio, indipendentemente dai cavalli della propria auto. Nella nota diffusa da Palazzo Chigi subito dopo il vertice tra i leader che ha deciso il cambio di rotta si parlava di interventi «concentrati sulle fasce di reddito che hanno bisogno del sostegno dello Stato», in affanno per via dei rincari. Ma dal buono carburanti, ironia della sorte, rischierebbero di esser tagliati fuori pensionati e indigenti, chi una fonte di reddito non ce l'ha.Al contrario, per non scontentare i più, l'ipotesi che prende piede è di alzare l'asticella e concedere il bonus a chi ha un Isee fino a 50mila euro. Perché a impensierire la maggioranza c'è anche il timore, non da poco, di lasciare il ceto medio col cerino in mano. Un inciampo che potrebbe costare carissimo alle urne.A giocare d'anticipo è il senatore della Lega Claudio Borghi, eterno Bastian contrario dei palazzi romani vicinissimo a Matteo Salvini. «La Lega non è d'accordo su misure mirate su reddito e Isee: non funzionano e lasciano sempre fuori il ceto medio, con aiuti che finiscono sempre ai soliti», mette agli atti.E a sera, da La Piazza di Ceglie Messapica, Salvini rilancia. «Come governo non abbiamo ancora stabilito come intervenire ma non sarei d'accordo, da vicepresidente del Consiglio e da segretario della Lega, a limitare gli aiuti solo alle cosiddette fasce più basse» ed anzi «come Lega stiamo lavorando per superare il concetto dell'Isee, perché non è possibile che siano sempre i soliti» a beneficiare degli aiuti. Touché.Perché strizzare l'occhio al ceto medio, con la campagna elettorale ormai nel vivo, non può che decuplicare le frizioni in seno alla maggioranza. Da Fdi, non a caso, si fa notare che il buono carburanti è una soluzione che può tenere dentro il ceto medio. Basta alzare l'asticella del reddito dei beneficiari a 50 o anche 60mila euro e il gioco è fatto.I nodi Facile a dirsi ma difficile a realizzarsi, perché il problema porta sempre alle coperture. L'ultimo taglio sulle accise del gasolio e il contributo per l'autotrasporto, valore complessivo 130 milioni, è stato finanziato con un anticipo su una parte (39%) della tassazione sui dividendi dall' Eni.Sono in molti a scommettere che questa strada verrà seguita di nuovo in autunno, anche se i contorni di questo contributo saranno chiari solo quando il governo deciderà la platea dei beneficiari delle misure. Sul versante delle coperture sicuramente si guarderà agli extraprofitti sul gettito Iva sui carburanti. Ma questi fondi - anche legando il calcolo sui maggiori incassi ai prezzi di benzina e diesel cresciuti più del parametro naturale, la quotazione del Brent - potrebbero forse bastare se l'intervento riguardasse soltanto le fasce più povere della popolazione.Quindi, per venire incontro ai ceti medi con fringe benefit o crediti d'imposta, potrebbero essere necessari nuovi contributi dai petrolieri: allargando l'anticipazione sulla tassazione dei dividenti anche alle aziende con fatturato inferiore a 20 miliardi oppure aumentando la loro aliquota l'Irap. Non è da escludere a priori neppure che il governo trovi le risorse necessarie attraverso la tassazione dell'industria dei giochi.














