Una manovra a tenaglia: da un lato in pressing sull’Europa, dall’altro le misure per fermare la folle corsa dei prezzi di diesel e benzina. Giorgia Meloni cerca di mettere un fermo ai rincari innescati dalla guerra in Medio Oriente, soprattutto quelli che mordono le tasche di chi macina chilometri ogni giorno. E lo fa cercando di preservare i conti pubblici, ma allo stesso tempo pigiando sull’acceleratore: dietro lo scatto si cela anche la preoccupazione per il referendum sulla giustizia, con i sondaggi che fotografano la rimonta del fronte del no.

Basta indugiare, bisogna dare un segnale. Arrivato puntuale in serata, con un cdm a sorpresa che dà disco verde al decreto Carburanti, con uno sconto al distributore di 25 centesimi al litro per venti giorni. È la sforbiciata che doveva arrivare a fine mese, attendendo le coperture dell’extragettito Iva. Ma il governo decide di giocare d’anticipo, pur circoscrivendo i tempi a tre settimane. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, l’alchimista dei numeri, nell'incontro con Meloni e con il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che ha preceduto il cdm ha ricordato la rotta, il parametro del 3% per uscire dalla procedura d'infrazione: non possiamo permetterci passi falsi. E in consiglio dei ministri è stato rimarcato più volte come il taglio sia temporaneo. La stessa premier rassicura e avverte: «Sarebbe un errore intervenire sull’onda di isterismi. Se servirà, interverremo ancora, ma dobbiamo farlo monitorando la situazione. Step by step».