Il governo di Giorgia Meloni in risposta al caro benzina dovuto alla nuova guerra nel Golfo ha tagliato le accise su benzina e diesel, prorogando la misura fino al 1° maggio. Misura standard. Il sollievo (per gli automobilisti) o il costo (per lo Stato) è previsto in circa 500 milioni. Nessun impatto sul deficit perché, ad esempio, aumenta l’incasso Iva dovuto al maggior costo del carburante. Una partita di giro, almeno parzialmente. È una buona idea? «Sono favorevole alla riduzione delle tasse sotto ogni circostanza, e con qualunque scusa, per ogni ragione, non appena sia possibile». Avrebbe risposto Milton Friedman. E noi con lui.

Ma dovremmo sforzarci di fare una riflessione in più. La crisi che viviamo, al momento visibile con i prezzi in aumento alla pompa della benzina e un po’ anche al supermercato, è dovuta a una riduzione dell’offerta (petrolio e soprattutto carburanti) causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Più che di soldi dovremmo quindi parlare di litri e di kg. Abbassare artificialmente il prezzo non risolve il problema. Avere più litri di carburante a parità di domanda invece sì che lo risolve. Aumentando l’offerta a parità di domanda il prezzo diminuisce.

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