Il Governo lavora al meccanismo delle “accise mobili” per restituire – sotto forma, appunto, di taglio delle accise – la maggior Iva incassata dallo Stato a causa del rincaro dei carburanti innescato dall’attacco all’Iran.
Sabato è arrivata l’apertura della premier, Giorgia Meloni. Ora per azionare il calmiere è sufficiente un iter in tre mosse, con un decreto di Mef e Mase. Non serviranno, invece, norme di rango legislativo nel decreto fiscale o nel decreto bollette (atteso martedì in Parlamento). Questo perché – come ha ricordato Maria Cecilia Guerra del Pd, partito che primo ha invocato le “accise mobili” – la legge esiste fin dalla manovra 2008 e fu applicata già quell’anno con un Dm a firma Visco-Bersani, oltre che dal governo Draghi nel 2022.
Se il meccanismo sarà adottato, l’impatto sul prezzo finale sarà verosimilmente nell’ordine di alcuni centesimi al litro e sarà più intenso per il gasolio rispetto alla benzina. Vediamo perché con qualche esempio.
Le cifre in gioco
Il prezzo medio della benzina domenica ha raggiunto 1,764 euro al litro nel Lazio (rilevazione pubblicata online dal Mimit). Questa cifra include 31,8 centesimi di Iva e 67,3 centesimi di accise (in pratica: il fisco si prende il 56% del prezzo alla pompa self-service). A gennaio, quando la benzina costava in media 1,654 euro al litro (rilevazione mensile Mase), l’Iva incideva solo 29,8 centesimi. La maggior Iva è quindi nell’ordine dei 2 centesimi al litro.











