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10 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:35
L’escalation della crisi in Medio Oriente e gli effetti sui prezzi del petrolio hanno riportato al centro del dibattito politico italiano il meccanismo delle accise mobili, cioè il taglio dell’imposta sui prodotti energetici finanziato con il maggior gettito Iva incassato dallo Stato per effetto del rincaro dei carburanti. Previsto dalla legge finanziaria per il 2008 (governo Prodi). è stato modificato nel 2023 dall’esecutivo di Giorgia Meloni. Che nei giorni scorsi ha confermato come il governo stesse valutando se attivarlo, come chiesto dalle opposizioni, per compensare in parte gli automobilisti dagli aumenti del costo dei carburanti. Ma all’ordine del giorno del cdm convocato per le 17 un decreto ad hoc non c’è. Alle condizioni attuali, l’effetto finale sulle tasche dei consumatori sarebbe stato infatti limitato a pochi centesimi di euro al litro. Per fare di più servono coperture aggiuntive, difficili da trovare nel bilancio pubblico se si considera che la guerra allontana gli obiettivi di crescita e deficit previsti lo scorso autunno.
Torniamo al funzionamento delle accise mobili. Il sistema nasce nel 2007 con la legge finanziaria del governo guidato da Romano Prodi e viene utilizzato per la prima volta nel 2008 con un decreto firmato dagli allora ministri Pier Luigi Bersani e Vincenzo Visco. L’idea era quella di compensare almeno in parte i rincari dei carburanti. Visto che quando il prezzo del petrolio sale e aumenta il prezzo alla pompa cresce automaticamente anche l’Iva, la norma consentiva di utilizzare quell’extragettito (“extra” rispetto alle previsioni ufficiali) per ridurre temporaneamente le accise restituendo ai contribuenti una quota delle maggiori entrate fiscali. Nel 2023, mentre infuriavano le polemiche per l’aumento del prezzo del pieno seguito alla decisione di non confermare il taglio delle accise adottato dal predecessore Mario Draghi, il governo Meloni ha poi modificato il funzionamento del meccanismo con il decreto carburanti. La nuova versione consente – via decreto del ministero dell’Economia di concerto con quello dell’Ambiente – la riduzione delle accise in caso di scostamento tra prezzo effettivo del petrolio, sulla media del precedente bimestre, e previsioni contenute nei documenti di finanza pubblica. Senza bisogno (come nella prima versione) che le quotazioni internazionali del petrolio salgano di almeno il 2%.













