Un commerciale realizza un sito web. Un ingegnere prepara un’analisi finanziaria. Un ricercatore sviluppa materiali di comunicazione. Fino a poco tempo fa avremmo affidato queste attività a professionisti diversi. Oggi, con l’intelligenza artificiale, quei confini diventano sempre più permeabili. Eppure continuiamo a farci la stessa domanda: l’intelligenza artificiale distruggerà milioni di posti di lavoro oppure ne creerà di nuovi? È una domanda legittima. Ma probabilmente è quella sbagliata. La vera domanda è: quanto tempo abbiamo per reinventare il lavoro prima che sia il lavoro a reinventare noi?
Ogni grande innovazione ha amplificato una capacità umana. Il motore la forza fisica, il telefono la comunicazione, il computer il calcolo, Internet l’accesso alle informazioni. L’intelligenza artificiale entra invece direttamente nel nostro spazio cognitivo: ragionare, scrivere, progettare, confrontare ipotesi, immaginare soluzioni. E lo fa a una velocità senza precedenti. Elettricità, computer e Internet hanno richiesto decenni per diffondersi. L’intelligenza artificiale è arrivata a miliardi di persone in pochissimo tempo. Non abbiamo una generazione per adattarci. Abbiamo pochi anni.








