Compie 160 l'unificazione di Cèneda e Serravalle nel comune di Vittorio (in onore di re Vittorio Emanuele II), che dal 1923 al nome aggiungerà l'aggettivo Veneto (in onore della battaglia che cinque anni prima aveva posto termine alla prima guerra mondiale).

Il 23 agosto 1866, prima ancora dell'unione del Veneto all'Italia (mancavano un paio di mesi), i due consigli comunali si sono riuniti e hanno votato l'unificazione in un'unica entità amministrativa, alla quale hanno deciso di conferire il nome del sovrano che in quel momento regnava sull'Italia, ma non ancora sul Veneto. Un anno più tardi, il vicino comune di Colle decide di cambiare nome in Colle Umberto in onore dell'erede al trono.

Non si è trattato di una decisione improvvisa o venuta fuori dal nulla: era dal 1770 che se ne parlava, anche se fondere le amministrazioni è stato molto più semplice che unificare le persone. Ripercorriamo le tappe che hanno portato alla creazione di Vittorio grazie al saggio del compianto Aldo Toffoli, contenuto nel libro "Contributi per la storia di Vittorio Veneto", pubblicato da Dario De Bastiani editore. Nel luglio 1768 muore l'ultimo vescovo conte di Cèneda, il suo successore sarà soltanto vescovo: perderà le prerogative temporali che vengono assunte dalla repubblica di Venezia. Curiosità: l'ultimo vescovo conte di Cèneda è stato quel Lorenzo da Ponte che ha tenuto a battesimo l'ebreo convertito Emanuel Conegliano al quale dà non soltanto il suo cognome (come d'uso), ma pure il nome: diventerà il celebre librettista di Mozart nonché il fondatore dell'istituto di italianistica della Columbia University di New York. Evidentemente ai veneziani sparagnini doveva sembrare uno spreco tenere distinte due località distanti tre chilometri l'una dall'altra, separate dal non proprio invalicabile monte Altare (450 metri di altitudine), così nel 1770 il Senato si impegna in un dibattito sull'unificazione amministrativa.