BELLUNO - Avanza in Veneto la spinta verso la fusione dei Comuni, ma nel Bellunese è al palo da due anni. Nelle scorse settimane a Castegnero e Nanto, nel Vicentino, si è votato per l'aggregazione dei due municipi: il referendum ha visto l'approvazione da parte dei cittadini che porterà alla nascita del nuovo Comune di Castegnero Nanto. I primi maxi-comuni bellunesi sono iniziati nel 2013 con Quero e Vas. Poi nel 2014 la fusione di Longarone e Castellavazzo. Nel 2016 sono nati i comuni di Alpago e Val di Zoldo, nel 2019 è stata la volta di Borgo Valbelluna e nel 2024 Setteville, frutto della fusione bis di Quero-Vas che si è unito ad Alano. A livello veneto, si è trattato della 34° consultazione referendaria per la fusione di municipalità confinanti: in totale 18 proposte di aggregazione sono state approvate, mentre 16 sono state respinte.

Lo Zoldano Torna quindi prepotentemente alla ribalta se fondere i piccoli municipi o meno: nella nostra provincia quelli con meno di 5.000 abitanti sono l'82% del totale (49 su 60). Il 23 febbraio 2016 è stato istituito il Comune di Val di Zoldo, mediante la fusione dei Comuni contigui di Forno di Zoldo e di Zoldo Alto. Sono quindi passati dieci anni «e il bilancio è ottimo - afferma il sindaco Camillo De Pellegrin - perché abbiamo recuperato risorse importanti che ci hanno permesso di non aumentare le tasse. Abbiamo fatto sinergie con gli uffici, e abbiamo potuto investire i fondi di confine nella casa di riposo che prima era di Forno e quindi non era comune di confine, neanche di seconda fascia e quindi non avrebbe mai avuto la possibilità di reperire i fondi necessari, e di conseguenza l'avremmo persa praticamente, anche perché noi dovevamo per forza metterla a norma. Per l'ampliamento è in corso un lavoro da 7 milioni di euro e che verrà ultimato tra un anno e mezzo». Gli aiuti Ai municipi che decidono di mettersi insieme spetta l'erogazione, per un periodo di quindici anni, di un contributo pari al 60% dei trasferimenti statali 2010, fino ad un massimo di 2 milioni di euro. A queste risorse si aggiungono ulteriori incentivi di livello regionale, come l'erogazione di trasferimenti straordinari, contributi per gli studi di fattibilità, priorità per l'accesso ai bandi. In un contesto di risorse pubbliche limitate, la fusione può essere quindi anche uno strumento per ottenere contributi maggiori, necessari per il rilancio dei territori più marginali come nelle aree montane. «È chiaro che non è che basta la fusione per superare i problemi di spopolamento e invecchiamento della popolazione - continua De Pellegrin - ci vuole una politica nazionale, la defiscalizzazione e un aiuto alle aree marginali, cose che peraltro un po' si stanno anche facendo con le aree interne e con la legge per la montagna. È in atto un percorso, ma che deve essere legato all'architettura del nostro territorio che deve essere ricostruita». Il timore Agordo ha una popolazione di poco più di 4.000 abitanti e La Valle Agordina, distante soltanto due chilometri, di poco supera il muro di 1.000. Insieme potrebbero oltrepassare i 5.000 residenti complessivi. «A mio avviso la maggior parte dei miei concittadini non vorrebbe la fusione - spiega il sindaco di La Valle, Ezio Zuanel - perché pensano diventerebbe una frazione di Agordo. Fare un Comune unico sarebbe opportuno perché i soldi sono sempre di meno, così come c'è la questione del personale, ma credo non sia ancora il momento anche per il fatto di identità culturale e senso d'appartenenza. Penso invece all'unione dei servizi che potrebbe essere un primo passaggio utile».