Da oltre quattro anni Volodymyr Zelensky è il volto della resistenza all’invasione russa. Ha incarnato l’Ucraina aggredita, ha tenuto insieme una società sottoposta a bombardamenti continui e ha costruito, con gli alleati occidentali, una delle più importanti coalizioni internazionali della storia recente. Oggi però il presidente ucraino è stretto fra difficoltà militari, pressione diplomatica e crescente inquietudine interna. Il Cremlino continua a escludere progressi sostanziali verso una pace negoziata, mentre le città e le infrastrutture ucraine restano sotto attacco. Poi c’è la corruzione che non è certamente una questione secondaria, né soltanto reputazionale, bensì questione di fiducia, che si riverbera sulla capacità dello Stato di chiedere sacrifici a una popolazione stremata ma anche di convincere gli alleati europei che ogni aiuto viene amministrato con rigore. E invece le recenti inchieste sulla corruzione rischiano di allontanare il sostegno e il sogno di ingresso nell’Unione europea, anche se, al momento, dal vertice dei Volenterosi del 24 agosto è emersa un’Europa ancora più decisa a sostenere l’Ucraina.L’ultimo scandalo è particolarmente delicato perché conduce fin dentro gli apparati del potere. Le operazioni anticorruzione «Forrest Gump» e «Themis» hanno coinvolto funzionari dell’Ufficio presidenziale, parlamentari e dirigenti di Sense Bank. Fra le persone indagate figura Iryna Mudra, già vicecapo dell’Ufficio del presidente, rimossa da Zelensky dopo le perquisizioni. Gli investigatori parlano di un sistema nel quale sarebbero stati riciclati circa 150 milioni di grivne, oltre tre milioni di dollari, anche attraverso una banca statale. Sono accuse che dovranno essere provate nelle sedi giudiziarie, ma politicamente stanno già producendo il loro effetto.Si tratta ora di capire se il sistema politico ucraino, stremato dalla guerra, sia ancora capace di correggersi senza attendere che siano le piazze, le procure o gli stessi alleati a imporglielo.Ed è in questo clima che emerge la figura di Mykhailo Fedorov. L’uomo della digitalizzazione dello Stato, il ministro che ha trasformato i droni in una componente decisiva della difesa ucraina, si è costruito negli anni un profilo pulito, tecnico, lontano dai sospetti che oggi avvolgono altri settori del potere. Il suo licenziamento e la sua richiesta, altrettanto immediata, di elezioni anticipate, rappresentano qualcosa di nuovo, e lo trasformano, almeno potenzialmente, nel primo vero avversario politico di Zelensky dall’inizio dell’invasione russa.Ma in base alla Costituzione, durante la legge marziale non si vota. E non soltanto per un vincolo giuridico: milioni di sfollati, territori occupati, soldati al fronte e una popolazione dispersa renderebbero il voto logisticamente e politicamente problematico. I sondaggi, inoltre, indicano che gli ucraini non chiedono oggi elezioni a ogni costo, bensì pace, sicurezza, sostegno e una prospettiva di vita che percepiscono dissolversi ogni giorno di più.Mosca ha già strumentalizzato la contestazione di Fedorov per descrivere l’Ucraina come divisa e Zelensky come illegittimo. Ma sarebbe un errore confondere la critica interna con la propaganda del nemico.A questo punto il nostro titolo di copertina “Piano inclinato” non significa necessariamente che Zelensky sia arrivato al capolinea, ma piuttosto che d’ora in poi ogni passo falso peserà più di prima. La sua leadership non è ancora finita, ma non è più intoccabile.