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L’omicidio di Giovanni Vatalaro, il commerciante di 27 anni freddato il 23 febbraio 1991 a Crotone, è «maturato» dentro il «contesto malavitoso», ossia l’allora clan dei Gumari-Covelli. Ecco spiegato perché la Corte d’assise di Catanzaro, il 30 aprile, ha assolto Mario Esposito, 72enne di Isola Capo Rizzuto, dall’accusa di essere stato l’autore del delitto di sangue. In 56 pagine di sentenza, il collegio presieduto da Alfredo Cosenza riscrive le responsabilità dell’agguato mortale che si verificò mentre la vittima stava transitando in auto con la moglie lungo il rione Fondo Gesù. In quel momento, la vettura di Vatalaro venne affiancata da un altro mezzo su cui si trovavano due persone che, fingendosi poliziotti, costrinsero il 27enne a scendere dalla macchina agitando la paletta in uso alle forze dell’ordine. A quel punto, l’esercente fu trucidato con 11 colpi di fucile e di pistola esplosi da distanza ravvicinata. Per la Dda di Catanzaro, a sparare sarebbe stato Esposito, considerato all’epoca un affiliato alla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, insieme al complice Francesco Papaleo (assassinato il 16 aprile del 1994 in un agguato di mafia) in un regolamento di conti tra le ’ndrine del Crotonese. In quanto - come spiegato dai pentiti Giuseppe Vrenna, Luigi Bonaventura e Vittorio Foschini - occorreva vendicare l’eliminazione di Vittorio Cazzato (avvenuta il 15 agosto del 1990), figlio di Egidio, a sua volta esponente del gruppo Vrenna di Crotone che veniva attribuita al 27enne.









