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Aveva l’obiettivo di uccidere chi entrò in azione, sparando «almeno quattro» colpi di pistola calibro 7,65, la mattina del 13 ottobre 2023, nel cuore del popoloso quartiere Ravagnese, uno dei polmoni residenziali di Reggio sud a pochi passi dall'aeroporto e da un istituto scolastico primario. Il reggino Carmelo Gioele Mangiola, che era agli arresti domiciliari ma beneficiava del permesso di recarsi sul posto di lavoro in una officina meccanica della zona sud, era la vittima designata, il bersaglio umano da eliminare come si ricava dalle ferite, gravissime, che l'hanno ridotto in fin di vita. Questa tesi è stata sostenuta sin dalle prime battute con «profonda convinzione» dai militari della Guardia di Finanza e dell'Arma dei Carabinieri, avallata dai magistrati del pool antimafia che hanno coordinato l'attività investigativa, ed emerge a chiare lettere anche nella sentenza del Tribunale collegiale che ha inflitto due pesanti condanne ai presunti responsabili. Il Tribunale collegiale sentenziò 17 anni di reclusione a carico di Emilio Minniti (colui che avrebbe sparato); e 15 anni e 9 mesi Paolo Paleologo (il presunto complice). Sentenza di primo grado, tutt'altro che giudizio definitivo, che adesso - avviato il conto alla rovescia dopo il deposito delle motivazioni - il collegio difensivo composto dagli avvocati Francesco Calabrese, Giacomo Iaria, Antonella Modaffari, Pierpaolo Emanuele, Antonio Germanò, Francesco Siclari e Marilena Barbera, proverà a ribaltare in Corte d'appello.