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Ci sarebbe la mano della ’ndrangheta dietro l’intimidazione ai fratelli imprenditori Demetrio e Pasquale Praticò, titolari del caseificio “Delizie della natura”. Ci sarebbe Diego Rosmini, 54 anni, noto con il nomignolo “Dieguccio ricarica”, dietro la notte di fuoco del 7 ottobre 2025 quando in via Gesualdo Melacrinò, nel cuore di piazza Carmine, è stato incendiato il furgoncino aziendale. Un rogo che oltre a distruggere il mezzo ha anche danneggiato altre due autovetture parcheggiate vicine, il portone d'ingresso e la facciata del palazzotto dove al primo piano c'è il punto vendita «con esposizione a pericolo per gli abitanti della palazzina».Procura e Squadra mobile hanno fatto luce sulle responsabilità di quell'azione. Arrestato, dunque, Diego Rosmini al quale è contestata anche l'aggravante del metodo mafioso «tenuto conto che provocava un incendio di vaste proporzioni in danno di un’attività commerciale operante in un territorio ad alta densità mafiosa».
Già la notte stessa del rogo criminale Polizia scientifica e Vigili del fuoco ebbero la certezza che solo qualche mano malandrina avesse potuto appiccare quell’incendio. Lo scenario dei clan del racket era fin troppo evidente a tutti gli investigatori presenti sulla scena del crimine. Interrogati dai funzionari dell'antiracket della Squadra mobile, «pur non sapendo riferire informazioni o sospetti», i fratelli imprenditori affermavano che, negli anni passati la loro ditta fosse stata bersaglio di atti intimidatori «commessi mediante danneggiamenti». Specificando di far parte da diversi anni dell'associazione antiracket”"Reggio Libera Reggio”.








