SCORZÈ (VENEZIA) - «Ma allora qual è la verità? Che l’ex moglie avesse mandato l’uomo ad aggredire nostra figlia davanti a casa ci sembrava plausibile. Abbiamo pensato a tutte le altre possibili spiegazioni e non ce ne sono molte altre. Ci affideremo ad un legale affinché ci sia un tramite tra noi e le indagini. Il video di nostra figlia che viene aggredita l’abbiamo visto alla televisione». A parlare è la madre della trentaduenne aggredita con l’acido. Il tono è pacato ma adesso pretende la verità: tutto quello che i due genitori – residenti in via Moglianese a Paseggia di Scorzé – si aspettano è che qualcuno fornisca un elemento di novità sulle indagini.
Lo sfogo «Da quando c’è stata l’aggressione non abbiamo fatto altro che scandagliare il presente e il passato di nostra figlia», spiega la madre della giovane aggredita. «Lei ha lavorato con in comunità, con i più bisognosi, con i tossicodipendenti. Ha lavorato anche nei bar di via Piave, di Marghera. In quei posti si incontrano talmente tante persone che non sai mai con chi ti stai rapportando. Quando ci è stato detto che si trattava della ex del suo compagno, di Roma, sembrava la lettura più logica. L’aggressore macedone è atterrato a Roma per poi venire ad aggredirla, quella sera, qui a Peseggia. Lei quel giorno arrivava da Roma. Forse è troppo scontato? Si tratta di un depistaggio? Noi le stiamo pensando tutte. In ogni caso nostra figlia non aveva orari prevedibili, non c’era nessuna routine con orari prestabiliti, è stata pedinata», precisa la madre. L'appello «Vogliamo che la verità venga a galla, questo uomo deve parlare e deve dire le cose come sono andate. Nostra figlia, per il momento, sta con noi a casa. Non parla molto, ha smesso anche di guardare la televisione, di leggere i giornali. Si è chiusa completamente, evita anche le nostre domande. È comprensibile, si tratta probabilmente di un modo per tutelarsi, per proteggersi dopo quello che è successo. Lei non è autonoma in questo momento, non può nemmeno guidare, non può uscire da sola. Non sta mai da sola, o è con noi o vengono qui i suoi amici per salutarla. La questione della sicurezza la deve ancora affrontare, se saprà stare da sola e sentirsi davvero al sicuro lo vedremo in futuro. In ogni caso i messaggi minatori che mia figlia riceveva, ora non arrivano più. Tutto tace, deve parlare solo quel ragazzo».








