Era arrivato in zona nel tardo pomeriggio, si era appostato nelle vicinanze della casa dei genitori di lei, un paio di Sprite comprate al bar all’angolo per resistere al caldo di fine giugno. Ha colpito alle 21.18, quando è riuscito a intercettare il suo bersaglio nel tragitto tra l’auto parcheggiata e l’abitazione: le è corso contro, le ha lanciato addosso l’acido, la bottiglietta di vetro che lo conteneva, la borsa di plastica bianca che la nascondeva, poi è scappato via a piedi. Circa mezz’ora prima dell’assalto ha ricevuto una chiamata: erano le 20.50 quando la cella telefonica dei campi sportivi di via Don Bosco registrava il contatto di un numero di cellulare mai agganciato in precedenza - e sarà proprio quella voce nei tabulati a portare i carabinieri sulla pista giusta. L’utenza era stata attivata la mattina stessa, a Padova, per un telefonino usa e getta, come quelli che si vedono nei film. Peccato che l’Italia non sia Hollywood, che un contratto mobile vada firmato con un documento d’identità e che, quindi, l’apparecchio impossibile da rintracciare si sia invece lasciato dietro una scia fatta di nome e cognome. Poi gli accertamenti di laboratorio, i confronti tra i filmati di videosorveglianza, fino alla conferma definitiva dell’identità, con un ultimo colpo di scena: classe 2004, nazionalità macedone, senza fissa dimora, il giovane accusato di aver sfregiato una 32enne il 26 giugno a Peseggia di Scorzé, nel Veneziano, è stato identificato quando era già in carcere, arrestato proprio il giorno dopo l’agguato, anche se per un motivo completamente diverso. «Abbiamo visto il suo volto nelle foto delle forze dell’ordine, ma nostra figlia non l’ha riconosciuto, non l’ha mai incontrato prima - ha confermato ieri la madre della donna - È chiaro che dietro a lui ci deve essere un mandante». Sul 22enne pendevano due condanne per furto aggravato, quattro anni di pena decisi dal tribunale di Skopje, Macedonia del nord. Ecco perché gli agenti della polizia ferroviaria della stazione di Santa Lucia il 27 giugno lo hanno bloccato e portato in una cella a Santa Maria Maggiore. In tasca aveva 3.400 euro in banconote da cento e nessuna tessera per il prelievo di contanti: l’ipotesi investigativa, a due mesi di distanza, è che quei soldi fossero proprio il compenso di un lavoro eseguito su commissione.
Sfregiata con l'acido sotto casa dei genitori, arrestato l'aggressore. L'ipotesi: un sicario mandato dalla moglie tradita
Era arrivato in zona nel tardo pomeriggio, si era appostato nelle vicinanze della casa dei genitori di lei, un paio di Sprite comprate al bar all’angolo per resistere al caldo di fine...













