SCORZÈ (VENEZIA) - È partita da Mestre per andare a trovare i genitori che abitano a Peseggia, frazione di Scorzè. Quando è scesa dall’auto, in via Moglianese, davanti a lei c’era già il suo aggressore: un uomo ancora non identificato che le ha rovesciato addosso una bottiglia di acido, sfregiandole il volto, il petto, le braccia. La donna è stata soccorsa sul posto prima dai genitori e poi dai medici del Suem: trasportata all’ospedale dell’Angelo di Mestre per le prime cure, è stata poi trasferita a Padova, nel reparto grandi ustioni. Si tratta di una trentaduenne operatrice socio sanitaria all’Hospice Nazareth della Fondazione Opera Santa Maria della Carità. La donna – non in pericolo di vita – è ricoverata in terapia intensiva ed è sedata. Ha il diciotto per cento del corpo con i sintomi di un’ustione di secondo grado. L’uomo (che lei stessa ha dichiarato di non conoscere) invece è in fuga.

IL FATTO Quando è stata sfregiata aveva appena parcheggiato davanti a casa della sua famiglia. L’aggressione è avvenuta intorno alle 21.30 di venerdì scorso, lei era partita dalla sua casa di Mestre solo quindici minuti prima. Aveva appena chiuso la porta dell’auto, non aveva nemmeno fatto a tempo a compiere più di due passi quando un uomo – sconosciuto per il momento sia a lei che alle forze dell’ordine – l’ha sfregiata al volto con dell’acido muriatico che aveva versato in una comunissima bottiglia di plastica. Il gesto è stato fulmineo, lei ha accusato un dolore lancinante alla pelle, lui si è subito messo in fuga, scappando per la vicina via Lorenzo Perosi, una laterale. Sono state le urla ad attirare l’attenzione dei genitori che, ancora ignari di ciò che stava accadendo proprio fuori di casa, la stavano aspettando per passare la serata insieme. Sul corpo le è stata versata immediatamente dell’acqua, poi è stato richiesto l’intervento dei Suem 118 e dei carabinieri. LE INDAGINI Della vicenda si stanno occupando i militari dell’Arma. Un’indagine a tutto campo, con molti punti al vaglio. Prima di tutto individuare l’aggressore: i carabinieri già da venerdì sera hanno cominciato a cercare e analizzare quante più immagini prodotte dalle telecamere di sorveglianza che circondano il luogo dell’aggressione. Una prima difficoltà è già parsa, però, all’orizzonte. La strada di casa dei genitori della vittima non sarebbe molto fornita di telecamere, il che renderebbe più complessa l’identificazione. Non sono solo i video della sorveglianza di Peseggia, frazione di Scorzè, a poter fornire informazioni utili. Una volta stabilito il percorso fatto dalla donna per arrivare in auto fino a casa dei genitori, i militari cominceranno ad analizzare tutti i dispositivi installati lungo le vie del tragitto. L’ipotesi che la donna possa essere stata seguita fin da Mestre appare remota, ma non è da escludere. Si stanno osservando anche le immagini riprese dalle telecamere installate nelle zone in cui l’aggressore potrebbe essere passato in fase di fuga.Poi l’ascolto delle testimonianze. I carabinieri parleranno con chi ha visto la scena e con i genitori, per arrivare agli amici e ai colleghi di lavoro. La donna ha fornito solo qualche sommaria informazione appena arrivata in ospedale: trovandola in quel momento provata e completamente sotto shock, i militari hanno preferito attendere che potesse riprendersi prima di chiedere ulteriori dettagli. La donna ha comunque smentito ogni possibile conoscenza con il suo aggressore: chi l’ha sfregiata per lei è uno sconosciuto. Chi è riuscito a vederlo l’ha descritto come un uomo giovane, forse poco più che ventenne, esile. La macchina della donna non è stata posta sotto sequestro e per il momento nemmeno il suo telefono. I carabinieri però sono riusciti a ritrovare la bottiglietta di plastica. Attraverso l’ascolto i carabinieri cercheranno di capire al meglio la dinamica e di venire a conoscenza di eventuali precedenti conoscenze o incontri casuali che possano aver portato a questo esito. La giovane potrebbe non aver avuto abbastanza lucidità, in un momento tanto complesso, da riuscire a individuare un possibile aggressore. Ma potrebbe anche voler proteggere l’uomo nel timore di ulteriori aggressioni. La meno battuta delle ipotesi sarebbe proprio quella di un’aggressione nata di punto in bianco. «Una ragazza capace di andare d’accordo con tutti e che si faceva ben volere. Non ha mai fatto intendere di sentirsi in tensione - spiega il direttore dell’Hospice Nazareth di Venezia -. Speriamo che possa riprendersi, che le salvino la vista». IL COMMENTO «La giovane donna coinvolta è una nostra cittadina, nata e cresciuta qui - spiega il sindaco di Scorzè, Gian Battista Mestriner -. Occorre chiarezza e confidiamo nei carabinieri di Scorzè, sempre molto attenti e vigili, per trovare delle risposte. Nel frattempo, a lei va la nostra vicinanza per un atto sconvolgente. L'augurio forte è che possa riprendersi. La violenza distruttiva verso le donne deve finire».