SCORZÈ (VENEZIA) - «È riuscita a suonare il campanello, diceva “aiuto, aiuto, brucia”. Ora non si rende conto di quello che è successo, è scioccata. Quando ci ha visto in ospedale ci ha detto “sto bene, sto bene”, ma è piena di antidolorifici». Sono Nadia e Giorgio, i genitori della 32enne aggredita venerdì sera con dell’acido all’ingresso della loro casa, in via Moglianese, a raccontare quello che è accaduto in quegli interminabili minuti di caos e paura. «In quel momento non capivamo cosa fosse successo, pensavamo avesse avuto un incidente, non si capiva bene. Gridava “aiuto, aiuto, brucia, brucia”. Poi i passanti sono venuti a soccorrerla e ci hanno detto di aver visto un ragazzo scappare. L’abbiamo irrorata con l’acqua e abbiamo chiamato subito il 118».
Tutto si è svolto in un lampo. La donna, residente a Mestre in via Piave, aveva parcheggiato di fronte a casa dei suoi genitori. Aveva fermato l’auto ed era scesa. Erano circa le 21.30. A quel punto una persona, che i testimoni hanno identificato come un giovane di bassa statura, è apparsa dal nulla e le ha versato qualcosa addosso, per poi scappare imboccando una stradina laterale. Era dell’acido. «Ha le braccia tutte fasciate - raccontano i genitori, appena rientrati dalla terapia intensiva dell’ospedale di Padova, dove la figlia è ricoverata con ustioni di secondo grado -. L’ha colpita anche al torace, al collo, al naso, all'occhio. Bisogna capire che tipo di liquido l’ha colpita, perché ancora i medici non lo sanno. Sul viso non ha danni gravi, ha come una voglia sul naso e dove l’hanno colpita è tutta marrone. Non ha danni interni all’occhio, e ora ci vede. Dovranno farle anche una gastroscopia, per sapere se ha ingerito qualche goccia. Vedremo come starà in questi giorni, non sappiamo se avrà danni permanenti». «I carabinieri hanno ritrovato una bottiglietta di plastica», raccontano i genitori. Assieme alla bottiglia, raccontano altri testimoni, sono stati rinvenuti anche dei guanti in plastica blu.Ora, mentre proseguono le indagini, il dubbio che rimane è se la donna conoscesse o meno il suo aggressore. «Qua nessuno si spiega cosa sia successo - dice ancora Nadia, la madre -, Abbiamo chiesto anche a lei, ma ha detto che non aveva dissapori con nessuno. Non le hanno neanche portato via nulla. E poi per scippare, bisogna buttare l’acido in faccia a una persona? Ma se uno va in giro a sfregiare le ragazze, c’è di che preoccuparsi». I SOCCORSI Ad assistere all’aggressione e a prestare i primi soccorsi è stata Monica, una residente di Peseggia, che venerdì stava facendo la sua consueta passeggiata serale. «Ho sentito un urlo, ho pensato fossero dei ragazzi che girano per la strada. Poi ho visto una persona correre velocemente e girare giù per la stradina. Poi ho sentito urlare di nuovo, “aiuto, aiuto, brucia”. Allora sono corsa a soccorrere». Monica precisa: «Stavo passeggiando, non ho visto nessuno arrivare né muoversi, quindi non so dove si fosse nascosto - racconta parlando dell’aggressore che dopo l’agguato è scappato imboccando via Perosi -. Quello che è preoccupante è che ho pensato subito che fosse un ragazzino, si vedeva che era giovane, la struttura era di un ragazzo di vent’anni, forse anche meno. Poi sono arrivata lì dov’era la ragazza, di fronte alla casa, lei continuava a dire “brucia, brucia”. Vedevo che aveva qualcosa sulla faccia, ma non capivo, era scuro. Poi quando sono usciti anche i genitori ho visto le bolle sul braccio». Sul luogo dell’aggressione è stata rinvenuta una bottiglietta in plastica, molto probabilmente utilizzata per trasportare la sostanza corrosiva. «Sono stati trovati anche dei guanti, tant’è che pensavo fossero dei carabinieri, invece no - dice ancora Monica -. Erano guanti blu in lattice, di quelli usa e getta. Quindi l’aggressore è partito da casa con guanti e bottiglietta apposta per sfregiare qualcuno. Ma era un attacco mirato o casuale? Potevo essere io?».












